lunedì 27 febbraio 2017

La mia MATCHA CAKE per il Club del 27

Per questa nuova e meravigliosa avventura con l'MTC sono emozionatissima di partecipare con una matcha cake: quando ne ho sentito parlare la prima volta mi ha subito evocato arcobaleni in scala di verde ed unicorni ergo sono partita come un treno quando l'ho vista elencata tra le 'layers cakes'.
Ho seguito pedissequamente la ricetta, essendo la prima volta che mi cimentavo con questo tipo di torta. L'unica variazione è la monoporzione che non comporta alcuna modifica della ricetta stessa.

Ingredienti:

- 5 g di tè matcha
- 20 g + 30 g di acqua
- 60 g di tuorli
- 105 g di albumi
- 10 g + 45 g di zucchero semolato finissimo
- 30 g di olio di semi di mais
- la punta di un cucchiaino di cremor tartaro

(per la farcia)

- 200 g di panna fresca
- un cucchiaino di tè matcha
- un cucchiaio di zucchero a velo (a piacere)

PREPARAZIONE

Portate a bollore 20 g di acqua e scioglietevi il tè, quindi aggiungete i 30 g d'acqua fredda che avrete pesato a parte e lasciate raffreddare.
In una ciotola mescolate senza montare i tuorli con 10 g di zucchero, versate l'olio di semi, mescolate ancora, quindi unite la farina impastando sempre il meno possibile in modo da ottenere un composto leggermente grumoso.
Adesso occupatevi degli albumi: montateli con il cremor tartaro e, appena inizieranno ad assumere consistenza, aggiungete lo zucchero (45 g) in almeno due riprese.
Riprendete il composto con la farina, montatelo per un po' e incorporatevi gli albumi montati con l'aiuto di una spatola che muoverete con attenzione dal basso verso l'alto.
Ungete una teglia di 20-22 cm, versatevi il composto, livellatelo e cuocetelo a 155°-160° C in forno statico preriscaldato per circa un'ora.
Trascorso il tempo e, comunque, una volta cotta, sfornate la torta, fatela raffreddare e sformatela. Tagliate il dolce a metà e farcitelo con circa metà della panna che avrete precedentemente montato con il tè (potete aggiungere un cucchiaio di zucchero a velo se preferite un sapore più dolce), chiudendolo con la parte superiore ribaltata in modo che sia ben visibile la colorazione data dal tè. Con il resto della panna procedete con delle decorazioni assolutamente libere e, a piacere, spolverizzate con un po' di tè.
Servite la vostra matcha cake fredda.


Con questa torta partecipo a 'Il Club del 27' di cui ORGOGLIOSAMENTE possiedo la tessera n.44.


sabato 25 febbraio 2017

Polletto fritto con fiammiferi e pesto di pistacchi


La regina dei macarons Silvia Zanetti ha parlato, e che pollo fritto sia!
Non l'avevo mai cucinato così eppure è l'unico volatile che mangio, oltre che la sola proteina per cui opterei dovendo rinunciare a una bella bistecca.
E poi lo so tagliare senza squartarlo ormai...!

Ho cucinato il mio polletto amburghese, anzi due (per raggiungere il peso di un chilo), nella maniera più semplice possibile, scegliendo ingredienti pochi ma buoni senza dire di no a quella punta di verde che adoro sempre.

Ho seguito alla lettere le indicazioni magistrali di Silvia per la marinatura e la cottura del pollo, scegliendo latticello con yogurt e latte e panatura con pane e uova.

Ingredienti:

(per il latticello)
- 250 g di latte parzialmente scremato
- 250 g di yogurt magro
- 10 ml di succo di limone

(per la panatura)
- 5 uova
- 200 g di farina 00
- 200 g di pangrattato (homemade!)
- 1,5 l di olio di semi di girasole
- sale e pepe q.b.

(per il pesto di pistacchi)
- 150/200 g di pistacchi sgusciati non salati
- 1/2 spicchio d'aglio
- un ciuffo di basilico
- 100 ml di olio extravergine di oliva
- 40 g di parmigiano reggiano grattugiato
- 100 ml di acqua
- la scorza grattugiata di mezzo limone non trattato
- sale e pepe q. b.


e infine

- 2 polletti amburghesi da circa 500 g ciascuno
- 4 patate di medie dimensioni
- olio per friggere
- sale


PREPARAZIONE

Preparate innanzitutto la marinatura: versate lo yogurt e il latte in un recipiente in vetro, stemperate e aggiungete il limone. Lasciate riposare a temperatura ambiente per 15 minuti dopodiché versarlo sulla carne o immergetevi delicatamente il pollo tagliato a pezzi, coprite con pellicola e ponete in frigo per almeno 4 ora o, preferibilmente, un'intera notte.

Per il pesto di pistacchi portate in un pentolino dell'acqua a bollore, immergetevi i pistacchi e lasciate cuocere per una decina di minuti (il tempo necessario perché la buccia si ammorbidisca e venga via) quindi scolateli, sbucciateli e trasferiteli in un mixer da cucina con l'olio, il parmigiano, il basilico, l'aglio e il limone. Frullate il tutto e per ultima aggiungete l'acqua. Frullate ancora quindi salate e pepate, date un'ultima mescolata e il pesto di pistacchi è pronto per il nostro pollo.

Trascorso il tempo della marinatura, è ora di friggere il pollo. Toglietelo dal latticello appoggiando ciascun pezzo a sgocciolare su una grata rialzata per almeno mezz'ora. Nel frattempo preparate 5 recipienti: uno per la farina - salata e pepata, uno per il pangrattato, uno per le uova da sbattere, uno per i pezzi di pollo impanati da friggere e uno con della carta assorbente per asciugare l'olio in eccesso dopo la frittura.

In una padella dai bordi alti e abbastanza capiente versate l'olio di semi e con un termometro attendente che siano raggiunti i 180°C. Intanto preparate il pollo passandolo in ordine nella farina, nell'uovo, nel pangrattato e appoggiandolo nel piatto pre-cottura. Appena arrivato a temperatura, immergete nell'olio bollente il pollo non più di 3 pezzi per volta facendo cuocere in immersione per 6-8 minuti.


Io ho anche lavato, sbucciato e affettato le patate a fiammifero. Le ho fritte in un pentolino più piccolo in olio di semi cercando di sincronizzarne la cottura con gli ultimi pezzi di pollo.
Terminato il pollo, a fritture ultimata, potete, se riuscite a resistere, tenere il vostro pollo fritto in caldo in forno preriscaldato a 120°C su una placca oppure servitelo subito con una manciata di patatine e il pesto di pistacchi.


Buon appetito!

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.63, quella del mese di febbraio, dell'MTC.

venerdì 25 novembre 2016

Stuff-misù, il tiramisù gelato 'che uccide'!

"Lo state mangiando o è lui a mangiare voi?"

Per la sfida di questo mese, la n.61, scelta dalla grandiosa vincitrice delle tapas, Susy May, del blog Coscina di pollo ci si batte (e dibatte) sul... tiramisù.

Personalmente lo amo e in più di un'occasione mi ci sono cimentata, sia restando sul classico che sperimentando strambe varianti.
La versione che propongo per la sfida è gelata e ispirata al benemerito film del 1985 The Stuff - Il gelato che uccide. Chi lo conosce sa di che cosa parlo, chi non ne ha mai sentito parlare invece può trovare informazioni qui e cercare sul web (trovandola facilmente) il film in streaming.

Ingredienti

per i savoiardi:


- 110 g farina 00
- 50 g fecola di patate
- 125 g zucchero
- 100 g albume d’uovo
- 80 g tuorlo d’uovo
- 25 g miele (di acacia o millefiori)
- i semi di 1/2 bacca di vaniglia
- zucchero a velo


per il gelato al mascarpone:

- 500 ml di latte intero
- 200 g di zucchero
- i semi di una bacca di vaniglia
- 250 g di mascarpone
- 80 g di panna fresca
- 1 bustina di zafferano

per la bagna:

- il caffè di una caffettiera di almeno 6 tazze
- 1 cucchiaio abbondante di rum
- zucchero q.b.
- acqua q.b.

per il topping:

- cacao amaro
- amaretti



PREPARAZIONE

Cominciate dai savoiardi quindi separate, pesandoli secondo le indicazioni, tuorli e albumi e montate questi ultimi con le fruste elettriche fino al raddoppio del volume aggiungendo in 2 o 3 volte lo zucchero.
Dopo circa 10 minuti il composto dovrà risultare montato a neve ben ferma.
Sbattete ora i tuorli con il miele quindi unite il tutto agli albumi montati usando una spatola con movimenti dal basso verso l’alto.
Unite la farina e la fecola setacciate e i semi della bacca di vaniglia, sempre con lo stesso movimento e delicatamente.
Preriscaldate il forno a 180°C.
Riempite col composto una sac-à-poche con bocchetta liscia da 10-14 mm e su una teglia coperta di carta forno leggermente imburrata formate dei bastoncini lunghi circa 8 cm.
Spolverizzate con lo zucchero a velo e, una volta assorbito, spolverizzate di nuovo i biscotti. Quando anche questo zucchero sarà completamente assorbito, infornate.
Cuocete in forno già caldo e statico per i primi 3 minuti con lo sportello chiuso e poi per altri 4-5 minuti con lo sportello leggermente aperto (basterà incastrare il manico di un cucchiaio di legno nello sportello del forno).
Sfornate e fate raffreddare completamente prima di rimuoverli dalla teglia, poiché saranno molto ma molto morbidi.

Per il gelato al mascarpone cominciate facendo sobbollire per qualche minuto il latte con lo zucchero e i semi della bacca di vaniglia. Una volta raffreddatosi, aggiungete al latte la panna e il mascarpone, mescolate bene perché le varie consistenze si amalgamino e finite con lo zafferano che servirà a dare al gelato solo un colore paglierino evocativo della classica crema al mascarpone fatta coi tuorli.
Mettete il tutto nella macchina per il gelato e fate mantecare secondo i tempi consigliati. Riponete il gelato in un contenitore ghiacciato e poi in freezer: sarà pronto per il montaggio del tiramisù dopo non meno di 3 ore.

Per la bagna dei savoiardi mescolate in un pentolino a fuoco basso il caffè con lo zucchero e il rum (le quantità di questi ultimi 2 ingredienti, soprattutto quella dello zucchero, sono assolutamente a piacere). Fate raffreddare e siete pronti a montare il vostro tiramisù gelato.



MONTAGGIO

Potete procedere al montaggio di un unico dolce o di più monoporzioni: io ho preparato 8 monoporzioni in bicchieri da 8 cm di diametro.

Rivestite la base dei bicchieri con i savoiardi in un solo strato e bagnateli con il liquido a base di caffè senza esagerare. Continuate con il gelato al mascarpone farcendo il bicchiere con uno strato che sia grande almeno 2 volte quello dei savoiardi. Mettete in freezer per un'oretta dopodiché spolverizzate la superficie dei bicchieri con del cacao amaro e una manciata di amaretti sbriciolati quindi rimetteteli in freezer.
Estraete il vostro tiramisù 'che uccide' dal freezer almeno un'oretta prima di servirlo.



Con questa ricetta partecipo alla sfida di novembre, la n.61, dell'MTChallenge.


domenica 25 settembre 2016

Gnocchi di patate alla curcuma con datterini gialli e olive di Gaeta ripieni di fiordilatte


Dopo la lunga pausa estiva finalmente la vincitrice della sfida precedente, Annarita de 'Il bosco di Alici' ha svelato il mistero... E che gnocchi siano!
Per questa sfida ho fatto diverse prove e provato più combinazioni - per la gioia assoluta del marito - e alla fine ha scelto l'istinto. I miei più sentiti ringraziamenti vanno sempre al favoloso team dell'MTC che, sfida dopo sfida, si insinua nei punti bui della mia conoscenza culinaria portandovi la luce.

La mia proposta per la sfida n.59 è stata influenzata, oltre che dalla ricerca di un buon risultato al livello di gusti e sapori, dalla necessità mia stagionale di colori che mi lasciassero aggrappata ancora un po' all'estate. E forse ce l'ho fatta.

Ingredienti

per gli gnocchi (3-4 persone):
- 600 g di patate

- 130 g di farina W170
- 1 cucchiaino di curcuma
- 1 uovo intero
- sale

per il ripieno e il condimento:

- 100 g di fiordilatte
- 350 g di datterini gialli
- 100 g di olive nere tipo Gaeta non denocciolate
- 1 spicchio d'aglio
- 2 cucchiai di olio extravergine di oliva
- sale q.b.


PREPARAZIONE


Lavate bene le patate e cuocetele in forno in una pirofila per 20-30 minuti alla temperatura di 200°C in modalità statica. Trascorso il tempo, sbucciatele e schiacciatele perché disperdano il vapore prima di utilizzarle.
Nel frattempo in una padella mettete un paio di cucchiai d'olio e uno spicchio d'aglio. Fate soffriggere per un paio di minuti e aggiungete i datterini tagliati a metà e le olive private del nocciolo. Fate cuocere per una ventina di minuti, eliminate l'aglio e aggiustate di sale.
Una volta intiepiditesi, aggiungete alle patate l'uovo, la farina poco alla volta, il sale e un cucchiaino di curcuma: impastate il tutto su una spianatoia e fatene poi dei salsicciotti da cui staccherete dei piccoli pezzi di circa 30 g l'uno. Schiacciateli, ponetevi al centro dei quadratini di fiordilatte e richiudete formando una specie di polpettina.
Procedete così fino al termine dell'impasto e cuocete gli gnocchi ripieni così fatti in abbondante acqua salata bollente fino a che non saliranno a galla.
Spadellate gli gnocchi appena cotti nel sugo di datterini e olive per un paio di minuti e servite subito.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.59 dell'MTC.




venerdì 1 luglio 2016

Fusilloni con mozzarella affumicata, rucola e crema di peperoni, pomodorini e mandorle

Per questo mese vi consiglio un piatto da portare comodamente in spiaggia: ricco di carboidrati, proteine e vitamine, è l'ideale per rinfrescarsi e ritemprarsi durante una giornata trascorsa al mare e, in più, è facile da preparare.

Ingredienti
(per 4 persone)

- 350 g di fusilloni
- 50 g di rucola
- 2 peperoni gialli e 1 rosso
- 200 g di pomodorini Piccadilly
- 60 g di mandorle pelate
- 200 g di mozzarella di bufala affumicata
- rosmarino
- 2 spicchi d'aglio
- olio extravergine di oliva
- sale e pepe nero


PREPARAZIONE
In una ciotolina mettete le mandorle a bagno per almeno un'ora perchè si reidratino e cuocete la pasta in abbondante acqua salata assieme alla rucola, scolatela al dente e lasciatela raffreddare.
Preriscaldate il forno a 200°C e in una teglia con 2 cucchiai d'olio mettete i peperoni tagliati a dadini, i pomodori a metà, l'aglio, il rosmarino a ciuffi e un pizzico di sale. Infornate e cuocete in modalità statica per circa mezz'ora, mescolando di tanto in tanto. Una volta cotte, ponete 2/3 delle verdure in un mixer assieme alle mandorle e tritate il tutto grossolanamente. Con questa salsa e il resto dei peperoni condite la pasta tenuta da parte, aggiungete un filo d'olio, una spolverata di pepe e per ultima la mozzarella affumicata a cubetti. Conservate in frigorifero e dopo circa un'ora i vostri fusilloni sono pronti per essere serviti.

Il tema del mese: arepas venezolanas

Quando oggi si parla di arepas praticamente si parla di Venezuela.
La arepa è l'espressione culinaria nazionale del Venezuela, la più autoctona, e si può incontrare in qualunque città del vastissimo Paese si visiti, dal momento che è un elemento essenziale e quotidiano della dieta venezuelana.

CENNI STORICI

La menzione più antica alla parola arepa risale al marinaio italiano Galeotto Cei che la riporta nel suo 'Viaggio e relazione delle Indie" (1539-1553): "Fanno un altro tipo di pane (con il mais) come piccole torte, di un dito di grandezza, rotonde e grandi come un piatto francese, o poco più o poco meno, e le mettono a cuocere in una teglia direttamente sul fuoco, ungendole con del grasso perchè non si attacchino, rivoltandole finchè sono cotte da entrambi i lati e a queste danno il nome di 'areppas' e alcuni fecteguas".

Successivamente, il frate Pedro Simon, nella sua opera "Notizie storiche della conquista della Terra Ferma nelle Indie Occidentali", e Bernabè Cobo in "Storia del Nuovo Mondo" scrissero che "gli indigeni fanno delle torte tanto grandi come un dito, che si chiamano arepas".
Alcune fonti assicurano che il vocabolo proviene dal cumanagoto (lingua del popolo nativo americano del Sudamerica di etnia Caribe, lo stesso che visse nell'antica provincia della Nuova Andalusia chiamata oggi Cumanà e i cui discendenti abitano ora al nord dello Stato di Anzoàtegui in Venezuela) e significa letteralmente 'mais', ingrediente basilare nella preparazione della arepa. Per questo motivo alcuni pongono le origini della arepa proprio nell'attuale Venezuela.
In alternativa alla poco discutibile origine indigena della arepa, l'accademico e saggista storico sulla cultura sudamericana Mariano Picon Salas si sofferma sulla similitudine con la forma del disco solare, "come se in esse le nobili razze che le crearono volessero venerare quel primo e più visibile Dio che riscalda la terra".
Il viaggiatore svedese Carl August Gosselmann, che attraversò in Colombia le regioni di Antioquia e Viejo Caldas, scrisse nel suo libro 'Viaggio attraverso la Colombia' (1825-26) al suo ritorno a Stoccolma: "Quello che più abbonda nel mercato di Medellìn è il mais che si compra sottoforma di arepas, grosse gallette di buon sapore, sane e anche più nutrienti del pane, a discapito della quantità d'acqua che contengono. Oggigiorno, ricchi e onesti mangiano con gusto le buonissime arepas".
In varie regioni dell'America esistono delle varianti dal periodo preispanico, specialmente in Colombia, Venezuela, Panama (dove è conosciuta come tortilla) e in Salvador (dove si chiama pupusa).
Attualmente la arepa è preparata e consumata anche in Spagna, per l'influenza degli abitanti delle isole Canarie che emigrarono in Venezuela negli anni settanta. Tali arepas, preparate secondo la tradizione venezuelana, stanno man mano evolvendosi incorporando anche peculiarità della cucina spagnola.

PREPARAZIONE

Potete preparare le vostre arepas con il mais bianco in grani o direttamente con la farina di mais bianca precotta.
Lavate la granella di mais a lungo in un recipiente sotto l'acqua corrente fino a che scorre limpida e con dell'acqua pulita che la copra a filo fatela cuocere per circa un’ora o fino a che diventa tenera.
Fate raffreddare e risciacquate, quindi scolate e fatela asciugare molto bene.
Una volta asciutta, pestate il mais (i venezuelani lo pestano nel pilon, un mortaio scavato in un ceppo di legno con un suo ramo lungo circa 80 cm sagomato a pestello) fino a trasformarla in farina (mais pilado).
In alternativa a tutto questo procedimento potete acquistare della farina di mais bianco, meglio se venezuelano, precotta.
I ripieni possibili per le arepas sono infiniti, dalla semplice fetta di formaggio con salumi locali a preparazioni molto complesse. Nelle areperas (i locali dove si vendono arepas) esiste uno specialista dei ripieni che caratterizza lo stile del locale, detto mostador.
Nello street food venezuelano, numerosissime, regionali e stagionali possono essere le possibili farciture.
La più classica, che vi propongo io, è la carne mechada, un lesso sfibrato i cui sfilacci si saltano con verdure e spezie e che è parte del pabellòn criollo, il piatto nazionale venezuelano.
Nella tradizione si può usare il formaggio non solo come farcitura ma integrarlo all’impasto delle arepas. Si usa in questo caso il queso blanco de mano, un formaggio fresco dalla consistenza dei nostri formaggi light tipo Osella. Diventano così arepas de queso. Le dosi per prepararle sono: 100 g di queso ogni 300 g di farina.
C’è chi all’impasto unisce anche una noce di burro a temperatura ambiente, per rendere la massa più facile da lavorare.
I dominatori spagnoli parallelamente preparavano anche delle arepitas da 4 cm che friggevano e mangiavano poi senza farcitura.
La arepa venezuelana si può trovare insomma con caratteristiche distinte nelle diverse regioni del Paese. Le più delicate si chiamano 'telitas' e sono tipiche della regione andina mentre le più condite e ripiene si trovano nella regione centrale; più larghe, sono fritte o arrostite, si incontrano di solito in oriente.
Si preparano arepas con cotenna di maiale, e arepitas (le piccole arepas fritte) dal leggero sapore di anice, si fanno arepas 'peladas' con la cenere e si trovano nel parte occidentale del Paese.
Si suole farcire le arepas con formaggio o burro, carne mechada o arrostita, prosciutto o qualunque cosa si possa gradire.

AREPAS VENEZOLANAS CON CARNE MECHADA

Ingredienti
(per 4 arepas)

- 250 g di farina di mais bianco
- 400 g di acqua
- 1 cucchiaino di sale

(per la carne mechada)

- 500 g di colardella di bovino (o carne per spezzatino)
- 2 cipolle
- 1 carota
- 3 o 4 pomodorini
- olio EVO
- sale
- paprika forte o cumino
- 50 g di robiola



PREPARAZIONE

Fate una fontana con la farina, unite il sale e a poco a poco aggiungete l'acqua. Impastate fino ad ottenere una massa morbida ed omogenea, dividetela in 4 parti e formate dei dischi di 8-10 cm di diametro e circa un centimetro di spessore.
Cuocete in una padella antiaderente ben calda per circa 20 minuti, rivoltando i dischi ogni tanto. Tenete quindi da parte e, intiepiditisi, tagliateli nel senso dello spessore lasciandoli uniti per un lembo.
Per la carne mechada cuocete i pezzi di carne in una pentola facendo prima un fondo con olio e cipolla a pezzi, unite la carne e fate rosolare quindi coprite con acqua, salate e lasciate andare a fuoco lento fino a che l'acqua non si sarà quasi tutta consumata.
Sfilacciate la carne finemente e saltatela in un wok con un filo d'olio, una carota e una cipolla a pezzettini e abbondanti spezie. Salate all'occorrenza. Quando la carne a sfilacci si sarà insaporita, spegnete e farcitene le vostre arepas. Se preferite, prima della carne, potete insaporire i dischi spalmandone le pareti con un po' di burro o robiola.

FONTI

sabato 25 giugno 2016

Pizza al carbone vegetale con patate viola, rosmarino e mozzarella di bufala


Questo mese grazie ad Antonietta de 'La trappola golosa', vincitrice della precedente sfida dell'MTC sul cheesecake, abbiamo esplorato il meraviglioso mondo della pizza. Soprattutto si è dato un nome a tante cose e personalmente è finito il medioevo degli impasti fortunosi, delle fasi lunari, della farina magica e della ricetta buona o meno buona: la scienza è scienza, così è e sempre così sarà.
Detto questo, essendo, benché dall'aspetto nordico, napoletana di nascita e discendenza, la pizza per me è, oltre che una tradizione, un appuntamento fisso e quotidianamente ne vedo di ogni tipo ogni 100 metri girando per strada, tra punti vendita indipendenti, la famosa 'zozzosa' e catene in franchising, che fanno più chic.
La mia proposta segue le direttive della pizza in teglia con lievito di birra: ho usato della farina al carbone vegetale di betulla che ho miscelato con della 00 in modi e quantità tali da rispettare il range proteico giusto per la maturazione in frigorifero.
Il risultato è di grande effetto sia alla vista che al gusto, provare per credere!

Ingredienti:

- 300 g di farina al carbone vegetale (12% proteine)
- 150 g farina 00 (10,5% proteine)
- 12 g di sale
- 290 g di acqua
- 1 g di lievito di birra fresco

vi occorrono inoltre:

- 4 patate viola piccole
- ciuffi di rosmarino fresco
- 200 g di mozzarella di bufala
- 2 spicchi d'aglio
- sale
- olio EVO


PREPARAZIONE

Pesate le farine, setacciatele e fate la classica fontana. Sciogliete il lievito in una parte dell'acqua e aggiungetela alla farina. Fate assorbire lentamente prendendo la farina dal centro e continuate con il resto dell'acqua e il sale, che posizionerete ai bordi. Impastate e lavorate per buoni 10 minuti dopodiché mettete il composto in una ciotola di vetro e, dopo un'ora a temperatura ambiente, coprite con pellicola e trasferite in frigorifero. Dovranno trascorrere dalle 8 alle 10 ore o anche di più prima di riprendere l'impasto.
Trascorso il tempo, estraete la ciotola dal frigorifero e lasciate riposare 2 ore, quindi sgonfiate con cura l'impasto su una superficie leggermente infarinata e stendete la vostra pizza con le mani e gli avambracci senza l'aiuto di mattarelli o altro. Ponete l'impasto in una teglia oleata e attendete lasciandolo lievitare ancora un paio d'ore prima di farcirlo a vostro piacimento.

Accendete il forno e preriscaldatelo alla temperatura più alta possibile (almeno 250°C). Nel frattempo lavate, sbucciate e tagliate le patate viola a mo' di chips di 3-4 mm di spessore e sbollentatele in acqua salata. Scolatele e farcite la superficie della pizza, aggiungete il rosmarino a ciuffetti e gli spicchi d'aglio, una spolverata di sale e un filo d'olio. Infornate e cuocete per 20 minuti nella parte bassa del forno, quindi estraete momentaneamente la pizza, eliminate l'aglio, distribuite uniformemente la mozzarella sgocciolata tagliata a dadini e fate cuocere, ora nella parte centrale del forno, per altri 5-10 minuti.

Con questa ricetta partecipo alla sfida n.58, quella del mese di giugno, dell'MTC.